Ieri il governo Monti dimissionario, ha decretato il finanziamento e l' autorizzazione per l' allargamento ed escavo del Porto di Piombino cosi' capace di ospitare il relitto del Costa Concordia. Sara' realizzato un molo di 1150 metri, i fondali saranno portati a 20 metri e verra' creata un' aerea di 15 ettari capace di accogliere i materiali rottamati del relitto. I finanziamenti concessi sono di 110 milioni da parte dello Stato e di 50 milioni di euro da parte di Comune di Piombino e Regione. Il presidente Rossi ed il coordinatore regionale il piombinese Manciulli, esaltano il decreto governativo, sottolineando che con questi lavori, lo scalo marittimo piombinese diverra' anche il polo regionale delle riparazioni navali, e questo aggiungiamo noi, significa la fine di questo settore nel vicino porto labronico, che proprio grazie a queste scelte del partitone, continuera' il suo inesorabile processo di deintustrializzazione verso uno sviluppo immobiliare e cementizio favorito sempre da interessi economici molto vicini all' area della sinistra e montiana. Ma ovviamente la situazione circa la effettiva demolizione del relitto del Concordia, nonostante le certezze del del governo dimissionario, del governatore Rossi e del neo onorevole Manciulli e' tutt' altro che normalizzata. Intanto tre neoeletti onorevoli del Pd Michele Anzaldi, Federico Gelli, e Andrea Marcucci, sottolineano il problema dei fanghi di escavazione del porto, considerati tossici e di quasi se non impossibile smaltimento... Riusciranno a proseguire i lavori di escavo quando non si sapra' dove spedire i fanghi?? E dubbi pure sull' operazione finanziaria: i danni del disastro se li accollano come al solito lo Stato conn 110 milioni e comune di Piombino e regione Toscana, mentre i responsabili del disastro, societa' armatrice su tutti, rimangono indenni.... c' e' quindi qualcosa che non quadra...
E altro importantissimo rilievo fatto dai tre dissidenti onorevoli del Pd, e' che un decreto impegnativo sotto il profilo economico, organizzativo e di politica industriale, non poteva essere approvato da un governo gia' da molto tempo dimissionario, e per questo chiedono alla PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA di vagliare attentamente il decreto con tutte le sue problematiche prima dell' approvazione finale
OSSERVATORE TOSCANO
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