IN LIBRERIA LA NUOVA OPERA DEL PROF MARCELLO CAMICI DEDICATA ALLA STORIA DELLE TRE FORTEZZE DI COSMOPOLI
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Ancora una volta, si cerca un pretesto per non garantire agli isolani un’assistenza sanitaria adeguata. La politica locale – mentre quella regionale ci invia qualche medico a progetto e ora persino un “facilitatore” che non visita e non cura, ma sembra più incaricato di “controllare” – continua a relegare sanità e politiche sociali a un ruolo secondario. Eppure, in campagna elettorale erano presentate come la priorità assoluta, la punta di diamante dei programmi.
Oggi la realtà è ben diversa: a Portoferraio non si ritiene neppure necessario un Assessorato alla Salute e alle Politiche Sociali (senza contare che manca anche quello alla Cultura, come se la storia della città – dai Medici a Napoleone ai Cavalieri di Santo Stefano – fosse un dettaglio da fiaba). Non è attiva nemmeno la Commissione Comunale sulla Sanità. A questo punto, non stupirebbe se qualcuno decidesse di abolire direttamente la sanità pubblica.
In questo clima di stallo, dove non si sa più a chi rivolgersi, compaiono articoli e “studi” presi da riviste specializzate e spacciati per analisi di esperti intellettuali del sistema sanitario Elbano. Così si leggono richieste che fanno quasi sorridere: sala emodinamica, base fissa per l’elisoccorso, terapia intensiva, telemedicina avanzata, grandi apparecchiature diagnostiche… come se non fossimo, nel contesto regionale e nazionale, un piccolo territorio di 32.000 abitanti: l’equivalente di una periferia di una città del continente.
Mettiamo i piedi per terra e chiediamo ciò che davvero serve.
Servono medici e infermieri stanziali, servizi continui e ambulatori realmente operativi. Servono visite settimanali con specialisti come oculista, dermatologo, urologo, endocrinologo, geriatra, otorino e altri ancora.
Dobbiamo pretendere un servizio di cardiologia con medici stanziali, capace di gestire anche le emergenze: perché il cuore non può aspettare i tempi della telemedicina, né può essere affidato a soluzioni improvvisate.
Occorre una radiologia accessibile anche agli esterni e non solo ai ricoverati, oltre alla possibilità di effettuare TAC e risonanze in tempi ragionevoli, anche presso strutture convenzionate presenti sul territorio.
E questo dobbiamo chiederlo con forza.
Come dobbiamo pretendere l’apertura della Casa di Comunità, indispensabile per alleggerire il Pronto Soccorso, e una sanità territoriale chiara ed efficiente, a partire dalla Guardia Medica.
Dobbiamo insistere per riportare i servizi di fisioterapia e riabilitazione nel complesso ospedaliero, la loro sede naturale, liberando così posti nella RSA. E non possiamo dimenticare un’attenzione maggiore alle malattie mentali, in aumento anche all’Elba.
Anche noi di Elba Salute vorremmo un ospedale “alla Dr. House”, ma sappiamo che non è alla nostra portata. Tuttavia, possiamo e dobbiamo difendere e migliorare la sanità che abbiamo – che è comunque di buon livello – potenziandola con più personale, più servizi e tempi di cura dignitosi. All’Elba si può fare: basterebbero una politica più concreta e una maggiore responsabilità da parte di chi ricopre ruoli decisionali.
Comitato Elba Salute.
Francesco Semeraro
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