VERITÀ PER ROBERTO


Per ogni morte che appare assurda serve una verità. A Bologna, per la tragedia di Fakir, si sono mobilitati politica, istituzioni, sanità, magistratura, associazioni e cittadini: quando una vita si spezza in circostanze non naturali, la comunità reagisce. È giusto così.

All’Elba, invece, la morte del nostro concittadino Roberto Raspolli, entrato al pronto soccorso di Portoferraio per una sospetta occlusione intestinale e mai più tornato a casa, sembra avvolta da un silenzio che fa male. Sappiamo che le autorità stanno indagando, ma manca una parola pubblica, un gesto di vicinanza, un segno di attenzione per la moglie, la famiglia, gli amici. Solo qualche solidarietà privata, nulla di più.

Eppure quella sera al pronto soccorso si sono viste agitazioni, movimenti insoliti, l’arrivo dei Carabinieri. Elementi che alimentano domande, dubbi, inquietudini. Domande che non possono essere archiviate né ignorate.

La cittadinanza chiede di sapere cosa sia accaduto. Perché quando ci si affida a un pronto soccorso si cerca cura, competenza, sicurezza. E quando un nostro caro muore in circostanze che appaiono anomale, qualcuno deve rispondere con chiarezza, non con frasi sintetiche o con un silenzio che pesa più di tutto.

Davanti a un cartello che dice “Verità per Roberto”, nessuno dovrebbe restare indifferente o voltarsi dall’altra parte.

Francesco Semeraro.

COMITATO ELBA SALUTE

Commenti